38° Premio “Sergio Amidei”, 18 – 24 luglio 2019, Gorizia
Lena e le compagne
Luisa Muraro, nel libro Il Dio delle donne, parla di un rapporto particolare tra Dio e le donne, rompendo schemi e simbologie. La filosofa femminista sostiene che di fronte al Male, la donna chiede aiuto a Dio e, rendendosi conto di non poterlo ricevere, comprende che sarà lei ad aiutare Lui.
È un concetto perfetto se messo in relazione col film di Margarethe von Trotta, Rosenstrasse che “parla” di Shoah e di quegli anni senza Dio, in cui le donne erano costrette, per l’assenza del “maschio”, ad occuparsi di tutto. La pellicola mostra proprio l’atteggiamento di cui scrive la Muraro, un percorso di autodeterminazione e identità. Nel 1943, nella via del titolo, un gruppo di donne, sfidando l’ira di Goebbels, combattono il male “aiutando Dio”, dimostrando che ci sono, nonostante tutto. Narra di Ruth, ebrea originaria di Berlino, scampata da bambina all’Olocausto, grazie all’aiuto di Lena, incontrata durante la protesta di Rosenstrasse, racconta di Ruth adulta, ormai vedova, che non accetta il fidanzato non ebreo della figlia Hannah, e di Hannah che, non comprendendo la madre, inizia ricerche per ricostruire la storia della sua famiglia compiendo un viaggio fisico e temporale grazie all’incontro con Lena.
La regista, autrice del conflitto tra pubblico e privato, ha sempre analizzato le vite delle sue protagoniste, figure femminili piccole e grandi, filosofe (Hannah Arendt) e attiviste (Anni di piombo, Rosa L.), sorelle di sangue o per scelta che hanno lottato per avere un posto nel mondo, chiedendo diritti per se stesse e per gli altri. In questo album rientrano anche le donne di Rosenstrasse: ariane, sposate a ebrei, urlano e implorano per la liberazione dei propri cari da quel “limbo”, prodromo dei campi di sterminio. Sono coraggiose, fedeli nella loro abnegazione, Ruth, Lena ed anche Hannah: la prima aggrappandosi ad una nuova famiglia, la seconda diventando madre di una bimba non sua, guidando le “sorelle” nella lotta, la terza colma di desiderio di capire. La strada diventa punto di congiunzione fra tre donne diverse, Ruth (bambina e adulta), Lena (adulta e anziana) e Hannah, essa stessa punto di congiunzione, narrativo, tra due tempi. Tutto si costruisce su un doppio piano temporale e su una doppia memoria. Ruth vuole cancellare ciò che è stato mentre Lena ricorda ogni momento della rivolta, lo ripercorre e lo racconta. Von Trotta, con sguardo denso e asciutto, si fa strada nel dolore di Lena, negli occhi sorpresi e ingenui della piccola Ruth che attende l’uscita della madre da quel luogo degli orrori e il gesto, di cui si conosce poco, si fa epico ed eroico, monumentum di una Shoah che non deve accadere più.
Rosenstrasse è un film di memoria e speranza, sorellanza e amore, dignità e solidarietà, con una sua forza tragica, derivante dalla sincerità propria di von Trotta che, con struggente e silenzioso rispetto, grazie a donne che “aiutano Dio”, riappacifica lo spettatore con l’umanità tutta e con il rimosso di uno dei momenti più drammatici e incomprensibili della storia del Novecento.
Rosenstrasse [Rosenstraße, Germania, Paesi Bassi 2003] REGIA Margarethe von Trotta.
CAST Katja Riemann, Doris Schade, Jutta Lampe, Maria Schrader, Svea Lohde, Jürgen Vogel, Martin Feifel, Isolde Barth.
SCENEGGIATURA Margarethe von Trotta, Pamela Katz. FOTOGRAFIA Franz Rath. MUSICHE Loek Dikker.
Drammatico, durata 136 minuti.