Future Film Festival 2018, 29 maggio – 6 giugno, Bologna
Uomini e porci
Cinque anni di lavorazione, ma La casa lobo è un vero gioiello. I due autori, i fondatori della Diluvio Cociña & León, classe 1980 entrambi, sono artisti contemporanei molto eclettici, che espongono le loro opere in tutto il mondo. Questo lungometraggio in stop-motion, in particolare, è stato presentato, quando era ancora “in fieri”, in Cile, in Argentina, in Olanda, in Germania e in Messico. O meglio, i visitatori potevano osservare la coppia di creativi all’opera, nei loro set itineranti, a grandezza naturale.
Anche nella versione definitiva, presentata quest’anno a Berlino, ad Annecy e ora al Future Film Festival, i personaggi prendono forma, assumono le loro sembianze, sempre diverse, proprio sotto gli occhi dello spettatore. Sono di volta in volta dipinti sui muri, soprattutto all’inizio, poi, per gran parte del film, guadagnano le tre dimensioni della cartapesta, ma in una scena diventano bambole di stoffa. Lo stesso vale per gli ambienti in cui si svolge la storia, le stanze cangianti della casa nel bosco, in cui Maria si rifugia, scappata dalla comunità di Colonia Dignidad, e vive, con due maiali, destinati a trasformarsi in umani, Pedro e Ana.
È sufficiente quest’accenno di trama per comprendere che il racconto non pone limiti alla fantasia, piuttosto rielabora, allegoricamente, i traumi che il popolo cileno ha vissuto durante la lunga dittatura di Pinochet e il clima di terrore in cui vivevano molti degli abitanti di Villa Baviera. Il film inizia con un filmato di repertorio in cui il pastore dell’isolatissima comunità ne descrive in voce over la vita, dalla produzione di miele ai canti in tedesco. Entrambi gli elementi tornano, nel prosieguo del film: Maria usa il miele per lenire le ustioni di Pedro ed è mangiando il nettare che Pedro cresce e diventa un ragazzo di aspetto ariano, occhi azzurri e capelli biondi, color miele. Mentre le canzoni tradizionali in tedesco, insieme ai brani di Brahms e Wagner, ai rumori, ai sussurri, alle risa, alle voci infantili, costituiscono il tappeto sonoro, ossessivo e inquietante, che accompagna le immagini disturbanti del film.
Il movimento continuo, l’incessante metamorfosi dei corpi e dello spazio, i salti temporali – vediamo anche un orologio con le lancette impazzite – fanno di La casa lobo un film di una violenza visiva paragonabile a certe opere di Tsukamoto. Il mondo esterno è soggetto alla deformazione dello sguardo interiore, alterato da sogni e ricordi, non ci sono punti di riferimento.
La finestra di una stanza prende forma a partire da una svastica, il lupo (“Homo homini lupus”) incombe con la sua voce melliflua. Paure ataviche come il fuoco, gli scarafaggi, la fame si materializzano improvvisamente, con grande concretezza. Il nero invade lo schermo, passato e presente si fondono in un incubo perenne. Riuscirà Maria, uccello in gabbia, a trovare la sua libertà?
The Wolf House [La casa lobo, Cile 2018] REGIA Joaquín Cociña, Cristóbal León.
SCENEGGIATURA Joaquín Cociña, Cristóbal León, Alejandra Moffat.
FOTOGRAFIA Joaquín Cociña, Cristóbal León.
Animazione, durata 75 minuti.