La breccia nel muro del capitalismo
Da spina nel fianco del regime a pilastro dell’estetica “imperialista”: il percorso di Zhang Yimou è stato politicamente chiaro. E non ci soffermeremo su quello. Quando il regista di Lanterne rosse e Hero ha accettato di dirigere il suo primo film in inglese, il più costoso mai realizzato in Cina (135 milioni di dollari) il cerchio con le dichiarazioni del presidente Xi Jinping sulla bellezza della globalizzazione sembrava chiuso senza stupore. Ma l’apparizione di un film talmente svogliato e insipido come The Great Wall era inaspettata.
Il film vede Matt Damon e Pedro Pascal nel ruolo di mercenari che giungono in Cina per rubare un po’ di polvere da sparo, ma qui vengono coinvolti dall’esercito imperiale nella difesa della muraglia da un’orda di mostri selvaggi. Trama scritta su un fazzoletto da Max Brooks, Edward Zwick e Marshall Herskovitz e sceneggiatura appena più elaborata (tradimenti, razzismi, rivalità all’acqua di rose, pizzichi mélo) di Carlo Bernard, Doug Miro, Tony Gilroy per un fantasy guerriero basico pensato per adattare le regole del kolossal cinese al mercato americano. La trama è un pretesto e va bene così, visto che a Zhang non interessa la narrazione, figurarsi il mero plot: quello che affligge è la misera qualità dell’immaginario messo in scena dal regista che aspirerebbe a Game of Thrones (la Muraglia come la Barriera assediata dai mostri) ma non supera il livello di un brutto videogioco anni ’00, per colpa fondamentale di una computer grafica pessima e usata in modo spento e anodino. A questa non si sostituisce alcun senso dell’epica o dello spettacolo che non sia quello rimasticato da almeno 15/20 anni – in Cina come in USA – e digerito senza ritmo o passione. È un film di plastica bolsa, dalla produzione e confezione certamente sontuose – ché Zhang ci tiene a far notare ogni singolo dollaro speso –, ma dal senso di meraviglia prossimo allo zero, in cui i pochi elementi vitali della regia, come l’utilizzo dei colori delle armature e in battaglia da parte dei direttori della fotografia Stuart Dryburgh e Zhao Xiaoding pare la degradazione della trilogia wuxiapian di Zhang (Hero, La foresta dei Pugnali Volanti, La città proibita) al grado Power Rangers. I protagonisti in gita premio si commentano da soli: Zhang invece cerca di farsi dimenticare tra le pieghe di un giocattolo di vecchia concezione.
The Great Wall [id., USA/Cina 2017] REGIA Zhang Yimou.
CAST Matt Damon, Pedro Pascal, Willem Defoe, Andy Lau.
SCENEGGIATURA Carlo Bernard, Doug Miro, Tony Gilroy. FOTOGRAFIA Stuart Dryburgh, Zhao Xiaoding. MUSICHE Ramin Djawadi.
Fantastico/Avventura, durata 104 minuti.