adidas nmd city sock adidas nmd city sock adidas nmd city sock gum pack release date info adidas NMD R1 Trail adidas nmd city sock gum soles adidas nmd city sock gum pack adidas nmd city sock nmd city sock primeknit core blacklush blue adidas nmd city sock black gum where to buy adidas nmd city sock winter wool adidas nmd city sock primeknit s79150 core black adidas nmd city sock core black adidas nmd primeknit city sock black adidas nmd city sock core black lush blue release date adidas NMD R1 PK adidas nmd chukka receives og colorway NMD City Sock PK adidas nmd chukka 2 adidas NMD R1 Triple Black comparing og adidas nmd r1 nmd chukka

In questo numero

Hellraiser

giovedì 13 Ottobre, 2011 | di Mattia Filigoi
Hellraiser
Film History
0
Voto autore:

Il piacere concreto della carne
Anni d’oro, gli Ottanta, per il genere horror. Mentre da una parte venivano creati personaggi mostruosi destinati a diventare icone pop (Freddy Krueger su tutti), dall’altra si sviluppavano tematiche che fino ad allora mai erano state esplorate con tali livelli di esplicitezza visiva.

Lanciato da Cronenberg e dalla sua “nuova carne”, l’horror di quel periodo è stato, principalmente, una continua indagine sul corpo umano, le sue mutazioni e aberrazioni, il suo smembramento e la sua ricomposizione, spesso e volentieri accompagnata dall’esplorazione di pulsioni sessuali estreme. Merito certo dei continui progressi tecnici dell’arte del make-up e degli effetti speciali, l’horror ‘80, meno “politico” che negli anni ‘70, più che sulla paura – sociale o soprannaturale che sia – ha puntato sul disgusto, creando quell’estetica dell’esagerazione chiamata splatter, talvolta geniale (Tsukamoto e Yuzna), altre deliziosamente grottesca (Gordon e Jackson), molto più spesso becera e fine a se stessa.

Hellraiser (1987), opera prima dello scrittore Clive Barker, spicca dal mare magnum delle produzioni del periodo per la perfetta commistione tra originalità tematica ed esigenze spettacolari, riuscendo a creare un nuovo delirante universo e a imporre al grande pubblico personaggi entrati a ragione nel pantheon dei “mostri sacri” dell’horror, i Supplizianti (Cenobiti nell’originale).

La storia, sceneggiata da Barker a partire dal suo romanzo The Hellbound Heart, parla di una scatola magica in grado di aprire le porte verso una dimensione dove “piacere e dolore sono insuperabili”, che Frank, poco di buono dalle tendenze sadomasochistiche, vuole assolutamente sperimentare. Purtroppo per lui, una volta aperta la scatola, viene subito fatto a pezzi dai Supplizianti. Grazie a qualche goccia di sangue accidentalmente versata dal fratello Larry, Frank torna a vivere, ma ha bisogno di corpi umani per ricostruirsi: a procurarglieli sarà la sua cognata ed ex amante, Julia, uccidendo malcapitati dopo averli sedotti. I Supplizianti, però, rivogliono Frank nella loro dimensione, e quando la giovane Kristy, figlia di Larry, apre nuovamente la scatola, la loro furia devastante si scatena contro tutto e contro tutti.

A differenza degli altri horror, che puntano sulla degenerazione e sulla distruzione del corpo, Hellraiser narra la sua ricostruzione: Frank si rigenera strato dopo strato, tessuto dopo tessuto fino a riacquistare forma umana, grazie al sangue e alla carne delle vittime di Julia, e lo fa con una potenza visionaria e spregiudicata, sorretta con geniale maestria dal make-up di Bob Keen. Frank è per gran parte del film un corpo scuoiato, effetto creato grazie a un body indossato direttamente dall’attore Oliver Smith, composto da trenta strati di gommapiuma, con protesi posticce per mani, braccia e piedi, e un volto formato da undici pezzi, tra cui un livello di struttura muscolare e sculture per collo, naso, labbra, occhi e cranio. “Con tutti quegli strati di trucco il problema fu come rendere percepibile la magrezza del personaggio scarnificato. Fu necessario studiare approfonditamente la colorazione e l’uso delle luci”, spiega in un’intervista Keen, e il risultato è di una bellezza disarmante, trionfo di un’arte artigiana che ora, votata al digitale, non è in grado di restituire la stessa concretezza e simili sensazioni nello spettatore. L’abilità di Keen non si ferma alla creazione di un perfetto uomo scarnificato, ma si sviluppa e sorprende continuamente per tutta la pellicola, dalle scene di squartamento di Frank alla sua rinascita (scena subito cult, estremamente complessa e geniale, che occupò due giorni di riprese), fino al terrificante make-up dei Supplizianti, grotteschi e agghiaccianti demoni deformi in tenuta sadomaso, indimenticabili seppur presenti in poche sequenze. Tant’è che diventeranno i veri protagonisti dei sette sequel del film, capitanati da Pinhead, pallido pelato dalla faccia ricoperta da 108 spilli, che diventerà icona pop al pari di Krueger, Jason Voorhees e la bambola assassina Chucky.

Hellraiser è, semplicemente, uno dei migliori film horror di sempre. Geniale, torbidamente visionario, eccellente sotto ogni aspetto, delirante nelle sue fantasie sadomaso e nei suoi incubi infernali: un’opera unica e appagante per tutti gli amanti dell’horror estremo, e non solo. Attenzione alla versione italiana, che lima certe scene splatter, senza comunque minarne gli effetti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

adidas yeezy boost 350 turtle dove transcends sneakers adidas yeezy 350 boost turtle dove restock re release adidas yeezy 350 boost black release date yeezy 350 boost low yeezy boost 350 pirate black yeezy boost 350 low adidas yeezy boost 350 v2 black white yeezy boost 350 moonrock adidas yeezy 350 boost moonrock release date moonrock yeezy 350 boost legit real fake on foot look adidas yeezy boost 350 oxford tan adidas yeezy boost 350 v2 zebra another look adidas yeezy boost 350 oxford tan even more images yeezy 350 moonrock release date adidas yeezy 350 boost black adidas yeezy 350 boost low heres where you can cop the black adidas yeezy 350 boost low adidas yeezy 350 boost low adidas yeezy 350 boost 10 reasons why the adidas yeezy 350 boost will sell out instantly