Vampiri senza ardori
Il rischio è quello di ripetersi. Ed è un rischio che Tim Burton sfrontatamente accetta, ripresentando un cast già ampiamente collaudato in un tema più e più volte affrontato nei suoi precedenti lavori. Se la massima in questione è “squadra che vince non si cambia”, si potrebbe dire che con Dark Shadows il regista evita il collasso ed ottiene un buon pareggio – o forse una vittoria di misura – lasciando lo spettatore soddisfatto, senza tuttavia ammaliarlo con uno dei tanti colpi di genio a cui da tempo ci aveva abituato.
Dark Shadows
Dark Shadows
Shadows from darkness
Nel 1994 Neil Jordan aveva sorpreso tutti quando, in Intervista col vampiro, abbandonando le sue usuali tonalità jazz, inserì la versione dei Guns ‘n’ Roses di “Sympathy for the Devil” nel finale del film, immergendo totalmente la storia in un’atmosfera urbana e metropolitana.
Dark Shadows
Un vampiro dallo spirito imprenditoriale
Dopo due secoli passati rinchiuso in una bara sotto forma di vampiro, Barnabas Collins viene liberato e finalmente fa ritorno a Collinwood, la magione che era stata eretta dai suoi genitori nella cittadina di Collisnport, fondata dagli stessi al loro arrivo nel Maine nel 1760. Solo che adesso siamo nel 1972, i tempi sono un po’ cambiati e anche la famiglia Collins, un tempo la più ricca e importante di quell’angolo di costa atlantica, ora è in rovina.
Dark Shadows
Ogni famiglia ha i suoi demoni
Se stavate aspettando con ansia un ruolo da vampiro per Johnny Depp eccovi accontentati. Forse vi chiedete come mai l’affascinante attore, famoso per i suoi ruoli da ”rockstar alcolizzata”, non interpreti un vampiro a là Tom Cruise (Intervista con il vampiro), ma piuttosto un non-morto con i capelli unticci e con grandi occhiaie, tutt’altro che seducenti.
Dark Shadows
Un ridicolo vampiro
Tra gli altri film diretti da Burton, è con il mai troppo osannato Mars Attacks! che Dark Shadows condivide l’intento di prendere un genere, o una figura ricorrente in quel genere, e farne raffinata parodia. Così, in questo suo ultimo film, Burton si fa beffe dell’eterno carisma del vampiro, attraverso il personaggio di Barnabas Collins, che non fa paura, legge “Love Story”, sembra sempre fuori posto e risulta paradossalmente privo di quel fascino sensuale che caratterizza solitamente questi mostri.
Dark Shadows
Horror vacui
Siamo sempre stati affascinati da Tim Burton, personaggio borderline ma capace di dialogare col mainstream hollywoodiano fin dai fulgidi esordi. Ci siamo innamorati dei suoi antieroi emarginati, immersi in una solitudine non voluta ma vista come unica condizione possibile per difendere la propria diversità attaccata dal mondo “comune” o “normale”. E abbiamo pianto per il romanticismo e la malinconia di cui sono intrise le sue strazianti fiabe gotiche.
Hunger Games
Il futuro è vintage
Questa volta il jolly pescato dagli Studios è il bestseller The Hunger Games, scritto nel 2008 da Suzanne Collins e già venduto in 38 Paesi. Il compito di trasformare il primo capitolo della sua trilogia fantascientifica in una saga da milioni di fans, viene affidato a Gary Ross, forse non un maestro del genere ma di sicuro un campione d’incassi.
Hunger Games
E’ di scena la realtà
Il popolo oppresso e sempre più povero che paga tributi ad uno Stato dedito a sprechi ed eccessi degni di un campionato di burlesque. Sembra la sintesi dell’Italia berlusconiana ma, in realtà, è l’inizio di Hunger games, ennesimo blockbuster americano figlio dell’ennesimo fenomeno “young adult” nato dalla mente dell’ennesima scrittrice anglofona, Suzanne Collins.


