Future Film Festival – Bologna – 27 marzo-1 aprile

La consistenza del ricordo
Arrugas (titolo internazionale Wrinkles) è il film di animazione tratto dall’omonima graphic novel di Paco Roca. Ambientato in un istituto geriatrico, il tema di fumetto e film è il morbo di Alzheimer che colpisce il protagonista Emilio, ma la storia si apre ad un affresco sorprendentemente tenero e divertito della senilità.

Diretto da Ignacio Ferreras, il film si avvale della collaborazione ai disegni e alla scrittura dello stesso Roca, che adatta fedelmente il fumetto nella grafica, nella fusione tra piano di realtà e piano della memoria, e nell’efficace descrizione dei personaggi di contorno, con le loro idiosincrasie e i loro problemi di salute più o meno gravi.Arrugas
Quando Emilio, ex direttore di banca, inizia a manifestare sempre più spesso momenti di stato confusionale, il figlio decide di affidarlo ad un ospizio. L’andirivieni della memoria di Emilio è particolarmente significativo all’inizio, quando l’ingresso di Emilio nella residenza lo riporta all’infanzia e al primo giorno di scuola. Ben presto Emilio si rassegna alla routine del posto, con il disincantato compagno di stanza Miguel a fare da guida in quello che è a tutti gli effetti un mondo a parte, tra inarrivabili oggetti del desiderio (la piscina mai usata ma che fa una buona impressione sulle famiglie) e temuti gironi infernali (il piano di sopra dei malati più gravi).

Se Emilio è certamente il personaggio principale, l’unico del quale visualizziamo i pensieri e le ricordi, Miguel è protagonista di una sua piccola “storia di formazione”, che lo trasporta dall’egoismo divertito di chi è abituato a vivere solo per se stesso, ad un pratico altruismo atto a mantenere intatta la dignità di Emilio e degli altri. I comici espedienti per imbrogliare gli altri ospiti della residenza, sostenuti dalla convinzione che alimentare le loro illusioni è sempre meglio che metterli di fronte alla verità della solitudine e della vecchiaia, saranno sostituiti col tempo da una condiscendenza più altruista e dalla tardiva scoperta che l’amore (fraterno, in questo caso) può diventare tanto irrinunciabile da far fare cose impensabili (come vivere al piano di sopra, appunto).
Il film riesce ad evitare il rischio lacrima facile, e dipinge con delicatezza e credibilità una quotidianità lontana da quella ordinaria ma che pure è condizione esistente e comune. Certo, il desiderio del “mondo fuori” si fa sentire (per Miguel l’ospizio è semplicemente un carcere), ma la fuga fallita -l’unico momento davvero prevedibile- suggerisce l’accettazione di questo ennesimo capitolo della vita, con i suoi alti e bassi, i più deboli e i più forti, e la necessità di mantenere il più possibile in equilibrio questa complessità. E in fondo la malattia sostituisce semplicemente una realtà con un’altra, dove passato, presente e futuro hanno contorni più sfumati e confusi; senza che ciò sia necessariamente meno appagante.